

Giovanni di Salisbury.

    Giovanni di Salisbury (1110-1180) dal 1138 al 1148 studi in
Francia, dove fu discepolo di maestri importanti, come, ad
esempio, Pietro Abelardo. Tornato in Inghilterra fu al servizio
degli arcivescovi di Canterbury. Nel 1176 fu di nuovo in Francia,
dove visse i suoi ultimi anni come vescovo di Chartres.
19) Il problema degli universali nel dodicesimo secolo.

    L'acceso dibattito sugli universali fra nominalisti,
concettualisti e realisti viene brillantemente riassunto in queste
pagine di Giovanni di Salisbury

Metalogicon, secondo, 17 (vedi manuale pagine 232-233).

1   Tutti trattano della natura degli universali e si sforzano di
risolvere una questione difficilissima e che esige profonda
ricerca, contro le intenzioni del suo autore. Uno dunque li fa
consistere nel suono delle parole [in vocibus], sebbene questa
opinione con il suo autore Roscellino sia ormai quasi del tutto
tramontata. Un altro considera le parole con significato
[sermones] e interpreta in questo senso tutto ci che trova
scritto sugli universali, dovunque sia: di questa opinione fu il
peripatetico di Palais, il nostro Abelardo che lasci molti
seguaci e attestatori di questa dottrina, e ne ha ancora alcuni.
Sono miei amici, sebbene talora storcano talmente il senso del
testo di cui si impadroniscono da far piangere anche l'uomo di
animo pi duro. Dicono che  mostruoso predicare una cosa di una
cosa, sebbene Aristotele sia autore di questa mostruosit e
affermi spessissimo che una cosa si predica di una cosa: il che 
manifesto, se non si vuol nasconderlo a chiunque lo conosce.
2   Un altro disserta sui concetti [in intellectibus], e dice che
generi e specie sono soltanto concetti. Costoro prendono occasione
da Cicerone e Boezio, i quali dichiarano Aristotele autore
dell'affermazione che generi e specie vanno ritenuti e detti
nozioni. Dicono poi che la nozione  la conoscenza non ancora
esplicita [in un giudizio] che sorge dall'apprensione della forma
di una cosa. E altrove dice Boezio: la nozione  una intellezione
e una semplice concezione dello spirito. E tutto quello che trova
scritto lo interpreta cos che tutti gli universali siano ridotti
a intellezione o nozione.
3   Molte poi sono e diverse le opinioni di quelli che stanno
attaccati alle res. Questi, poich tutto ci che , 
numericamente uno, conclude che la realt universale o 
numericamente una, o non  affatto. Ma poich  impossibile che
non siano nulla i predicati sostanziali, mentre esistono i
soggetti di cui sono attributi sostanziali, concludono ancora che
gli universali sono uniti ai singolari nell'essenza. E allora
distinguono gli status, seguendo Gualtiero di Mortagne, e dicono
che Platone in quanto Platone  individuo, in quanto uomo 
specie, in quanto animale  genere subalterno, in quanto sostanza
 genere generalissimo. Questa opinione ebbe alcuni assertori, ma
ormai nessuno la professa pi.
4   Un altro ammette le idee, emulando Platone e imitando Bernardo
di Chartres, e dice che genere e specie non sono altro che idee.
L'idea, poi, come la definisce Seneca,  il modello eterno delle
cose che la natura produce. E poich gli universali non sono
soggetti alla corruzione n si alterano per movimento, e invece
mutano i singolari e quasi ogni momento vengon meno, mentre altri
prendono il loro posto, gli universali si dicono propriamente e
veramente essere. Le cose singole infatti sembrano indegne del
verbo essere in senso sostantivo, perch non stanno mai ferme e
sfuggono n ci danno il tempo di nominarle; tanto, infatti,
variano nella qualit, nel tempo, nel luogo e nelle molteplici
loro propriet, che tutto il loro essere appare pi come mutevole
transito che come uno stabile stato. Ora, afferma Boezio, diciamo
che sono le cose che n crescono per aumento n diminuiscono per
contrazione, ma si mantengono sempre salde per forza della loro
natura. E queste sono le quantit, le qualit, le relazioni, i
luoghi, i tempi, i rapporti e tutto ci che in certo modo si trova
riunito nei corpi, e sembrano mutare perch sono unite ai corpi,
ma restano invece immutabili nella loro natura. Cos, anche le
specie delle cose restano identiche, mentre gli individui passano,
come resta il fiume mentre fluiscono le onde: si dice infatti il
medesimo fiume. Da ci deriva quella frase riportata da Seneca, ma
non sua: scendiamo e non scendiamo due volte nel medesimo fiume.
Ora queste idee, ossia forme esemplari, sono i modelli eterni di
tutte le cose, e non patiscono n diminuzione n aumento, essendo
stabili e perpetue; s che se anche tutto il mondo perisse, non
verrebbero meno. Il numero di tutte le cose  anch'esso un'idea,
e, come sembra concludere sant' Agostino nel De libero arbitrio,
poich le idee sono sempre, anche se le cose temporali perissero,
il numero delle cose non diminuisce n aumenta.
5   Costoro promettono una gran cosa, e nota ai filosofi che
contemplano le cose pi alte; ma, come attestano Boezio e molti
altri autori, la loro teoria  del tutto aliena dalla filosofia di
Aristotele. Bernardo Di Chartres e i suoi scolari si adoperarono
in ogni modo a conciliare Aristotele e Platone, ma ho paura che
siano venuti troppo tardi ed abbiano faticato invano a
riconciliare dei morti che, in vita, finch poterono, dissentirono

(Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume
quarto, pagine 719-721).

